L'esperienza nell'allevamento dei canarini di colore è di lunga data. Mauro Montanaro è iscritto al RNA FOI dal 1982 con matricola 256M. Dal 2004 è stato affiancanto dal figli Alex. Da questa data l'attività principale di anellamento è svolto da Alex, identificando i soggetti nati in allevamento con il proprio RNA 94HU.
L'allevamento è situato in Abruzzo e nella precisione a Vacri, un paese che non dista molto dalle città di Chieti e Pescara. Le visite in allevamento sono gradite, ovviamente se preannunciate per motivi di disponibilità di tempo da dedicare ai nostri ospiti.

brevi appunti:
> chi siamo
> allevamento
> riproduzione
> campioni

Parlando di riproduzione ...

Alcuni anni or sono, recandomi a far visita ad un amico nel proprio allevamento e parlando, come spesso ci si sorprende, di vicende e ricordi, noto una canarina anziana che stava dentro una volieretta, mentre nelle gabbie da cova, le altre erano indaffarate nella riproduzione.
"Se vuoi te la cedo" mi disse, "tanto sono due anni che non combina nulla; non si prepara nemmeno il nido" . Era un'albina, molto bella e siccome mi ero accorto che un mio maschio bianco recessivo, di recente acquisizione, generava qualche figlia ad occhio rosso, ho pensato di tentare di creare questa nuova coppia. La riportai in allevamento e nel giro di qualche mese, la canarina portò in vita sette soggetti, di cui diversi ad occhio rosso.
Sarò più bravo del mio amico? E' questo ciò che voglio dire? Assolutamente no!!!
Non è questo il punto, bensì i soliti luoghi comuni che troppo spesso si ascoltano. "Preferisco le femmine anziane, perché allevano meglio" , oppure quante volte chiedono: "me la consigli? Ti ha allevato questa canarina?" . Ed altri ancora: "secondo me se la toglie perché non alleva" .
Parto da queste premesse per addentrarmi nel caotico intrigo di situazione ed aneddoti che ognuno potrebbe narrare e staremmo per delle ore, come nelle calde sere d'estate in cortile a raccontare di miti e leggende. Gli allevatori lo sanno, probabilmente quelli con lunga esperienza, che non ci sono regole precise o dogmi inconfutabili.
Ci sono attenzioni particolari, forse solo quell'intrasferibile colpo d'occhio che, da solo, è capace ad accudire qualche centinaio di canarini (immaginate di lasciare per una settimana l'allevamento ad un famigliare, magari trascrivendogli con minuzia tutte le cose da fare, sarebbe un disastro, perché non è in possesso del colpo d'occhio che previene, vigila e governa).
Personalmente ritengo, per restare nel tema succitato, che tutte le canarine sono potenzialmente delle ottime allevatrici; esistono tipi più rustici di altri, ma la qualità della cura e della dedizione verso la prole dipende unicamente dallo stato psicofisico dei riproduttori, dalle condizioni di forma, e ancor più da uno studio attento dei fattori di stress che condizionano, o possono condizionare, questi piccoli animali e, non ultimo, dall'indole del soggetto che può essere più o meno adattabile ad un determinato ambiente. Sto parlando delle mie esperienze sui canarini di colore: ho avuto satinè, topazio, phaeo, generalmente non considerate balie, che hanno allevato in maniera stupefacente e tipi più predisposti che invece hanno lasciato a desiderare. Ogni allevatore dotato di una condotta razionale del proprio allevamento accumula un bagaglio di esperienze sia dirette, sia verificando quanto sperimentato altrove, che tuttavia tende sempre a personalizzare. Un giovane appassionato, che entra nel panorama della canaricoltura, non deve avere timore di raggiungere ambiziosi traguardi, nemmeno però deve avere la presunzione di abbreviare i tempi per salire, velocemente, nell'olimpo di quest'arte.
Tornando alle mie dissertazioni, ho provato a tenere per l'annata seguente tutte le migliori riproduttrici e puntualmente qualcuna ha disatteso le mie aspettative, persino nella stessa annata, canarine che nella prima covata sono state irreprensibili hanno destato una sorta di delusione nelle susseguenti e viceversa.
In fin dei conti, scambiando opinioni con i miei amici, giungo sempre alla stessa conclusione: "gli allevatori pensano che i canarini siano degli attrezzi da meccanico, delle chiavi inglesi, o degli oggetti che vengono prodotti in serie". Forse, intenti a produrre canarini , dimentichiamo spesso che questi sono animali, esseri viventi che posseggono comunque la loro indole, un carattere a volte talmente suscettibile.
Tutto ciò è spiegato da molti atteggiamenti, come ad esempio quello di soggetti intenti alla cova che fuggono se mettiamo una mano vicino al nido, mentre altre rischiano di farsi prendere e si lasciano persino accarezzare pur di difendere il proprio patrimonio. E così le fattrici che imbeccano hanno comportamenti sempre differenti. Qualcuna non procede all'imbeccata se si resta nel locale di allevamento, altre più sfacciate non si curano di nulla e procedono come niente fosse.
Lo so, dico cose apparentemente ovvie e scontate, ma se così sono perché ci si ritrova a seguire una terapia farmacologica come fosse il rimedio basato sul male di un altro, oppure perché si ostentano, di volta in volta, le stesse perplessità e le medesime domande? La bravura di un allevatore è tutta nella preparazione tecnica, molto più nella sensibilità che mette nel proprio hobby e, ancora, nell'individuare le soluzioni ottimali per i propri animali.
Quest'ultima nota è l'arma vincente che probabilmente non tutti posseggono o inconsciamente credono di non possedere. Questa è la caratteristica che classifica i diversi allevatori, da più bravi a meno bravi.
La canarina che veniva dall'allevamento del mio amico non ha subito alcuna alchimia, avrà semplicemente trovato un ambiente ad essa più confortevole e questo non vuol dire che il mio allevamento sia migliore di un altro, perché possiedo anch'io diversi soggetti che non danno il meglio di sé e, chissà, starebbero decisamente meglio altrove.
Enigmi, a volte, ma l'esperienza insegna, l'esperienza si tramanda, si prova e alla fine la si fa passare attraverso personali accorgimenti e stratagemmi. Così ho provato, con soddisfacenti risultati, a cambiare gabbia a quelle canarine che apparivano sfaccendate o debilitate, e devo dire che può funzionare.
Una gabbia al primo livello certamente è diversa da una posta al quarto livello. Una gabbia vicino alla porta è tutt'altra cosa rispetto ad una posta nell'angolo. Ciò che accade in una gabbia non ci è dato sapere, poiché solo vivendoci ci si accorgerebbe di tanti particolari: prospettive, flussi d'aria, ombre improvvise, rumori. Molte canarine non si curano se stanno in un determinato luogo piuttosto che in un altro, altre sono più esigenti, più guardinghe e, perché no, più sensibili: esattamente come lo sono gli esseri umani.
Idee empiriche che a volte concretizzano una personalissima analisi e supportano stratagemmi semplici come l'intuizione, il più delle volte tramutandosi nel miglior rimedio per superare delle forme di difficoltà, senza dover ricorrere a procedure più drastiche. Drastiche!
Così, troppe volte capita di vedere in un nido di quattro nati un soggetto che resta puntualmente indietro ed è buona abitudine, potendoselo permettere, di spostarlo in una nidiata più giovane di uno o due giorni. A volte, succede che il soggetto viene superato anche in questa nuova situazione, ma tal'altre riesce ad inserirsi senza problemi, perché la femmina è una di quelle che sa distribuire l'imbeccata.
C'è chi afferma che quel soggetto è tarato ed egli, nel proprio allevamento, preferisce abbandonarlo al proprio destino , perché poi alla muta non ce la farebbe comunque. Ho provato ad annotare sul mio registro il numero d'anello di chi restava indietro nel nido, anche se l'ho dovuto spostare più volte, ebbene, lo ammetto, qualcuno è rimasto di costituzione gracile, ma i più ce l'hanno fatta, recuperando tutto il gap iniziale.
Ad ogni buon conto, è dovere di ogni allevatore tentare di salvare qualsiasi soggetto, perché non dimentichiamoci mai che, prima di essere dei selezionatori, siamo dei fautori di vita. L'affermazione, troppo spesso enunciata e troppo spesso imbarazzante: " io adotto la selezione drastica" , sinceramente contiene una nota percettibile di immoralità, poiché fa immaginare che il nostro hobby non sia adatto a tutti gli uccellini, ma solo ai grandi soggetti, ai campioni o razzatori che siano.
Sappiamo che non è esattamente così, perché la vera e puntuale selezione, se praticata con criterio, è sempre a salvaguardia del benessere psicofisico dei nostri alati. Personalmente adotto la consanguineità e sono per la selezione analitica ed oculata, ma questa deve passare sempre attraverso lo studio, la documentazione, la preparazione, onde evitare selezioni drastiche dovute all'approssimazione e all'improvvisazione.
Praticare la selezione, utilizzando i criteri della consanguineità, è come possedere un brevetto di livello superiore, utilizzabile solo se basato su una consolidata competenza. Sono questi i requisiti necessari ad ogni bravo allevatore che vuole cimentarsi nella creazione di qualcosa strabiliante, al pari di tutti quei canarini che ammiriamo alle mostre.
La genetica, la scelta dei riproduttori, la selezione attenta e controllata sono elementi fondamentali per raggiungere i traguardi agognati, come la creazione dei futuri campioni, ma non sottovaluterei di considerare l'aspetto più umano, quello che nell'intimo ci porta ad amare gli animali: valutare la possibilità che, probabilmente, non sempre si offrono condizioni ottimali ai nostri alati, prim'ancora di pretendere da loro soddisfacenti promesse.
Quindi, prima di dare il via ad ogni sorta di intervento terapeutico o scartare un canarino per negligenza riproduttiva è sempre consigliata un'attenta valutazione per verificare se esistono cause di stress o di scarso adattamento. Inoltre, un controllo periodico e sistematico deve essere fatto per snidare la presenza di acari che comunque possono esserci, perché prolificano dove vivono gli uccelli, e sono i principali artefici dello stress del canarino.
Ogni volta che troviamo qualche soggetto dimagrito e/o sonnacchioso è buona prassi vigilare ed intervenire contro questi parassiti ematofagi, senza allarmarsi eccessivamente perché, combattendoli con sistemi adeguati, possono essere debellati, prima che arrechino danni irrimediabili. Un'ottima soluzione è quella dell'uso del Finoprill. Anch'io faccio ricorso a questo prodotto che uso direttamente sui volatili con cadenza periodica, soprattutto a scopo preventivo.
Basta poco. Un bellissimo canarino a volte guarisce solo con un po' di sole e la possibilità di farsi il bagno e se poi una femmina improvvisamente abbandona il nido o non si alza per imbeccare, che dire: non scartatela, un po' di comprensione . può succedere che in quel periodo abbia cattivi pensieri, ma sono sicuro che è pronta a giurare che non accadrà mai più.

pubblicato 2008